LA SINDONE

LA STORIA

LE PROVE LINKS

Altezza dell'uomo della Sindone

La prima persona che si occupò di stabilire l'altezza di quell'uomo misterioso fu l'imperatore Giustiniano il quale fece costruire una croce che, secondo un anonimo, riporterebbe l'esatta statura misurata "da uomini degni di fede"...purtroppo però, l'anonimo scrittore "dimentica" di scrivere di quanto si tratti in realtà e perciò, con la scomparsa della croce nel sacco di Costantinopoli del 1204...addio misure.

Fortunatamente però, si è trovato un testo, un codice della Laurenziana il quale riporta la statura dell'uomo della croce di Costantinopoli in scala specificando sotto che quella croce era stata costruita "secondo l'immagine del corpo di Gesù Cristo", grazie a questa affermazione riusciamo ad affermare che sicuramente in quel periodo si trovava all'interno dell'impero romano e presumibilmente a Gerusalemme.

Dal testo della "Mensura Christi" si può evincere la cura con cui questa viene riportata, 180 centimetri pari alla media delle due misure prese sulla sindone  allora...

Ma se cristo era palestinese... e lo era, una altezza così sarebbe giustificata? Forse, può sembrare decisamente troppo per un abitante di quelle latitudini, ma recentemente sono stati trovati dei corpi di ebrei Semiti alti proprio1.80... Ma allora quale è la vera misura? Molto probabilmente (dati geometrici alla mano) è di soli un metro e 65 centimetri arrivando a un metro e 70..., anche se questi dati devono essere considerati con beneficio di inventario perché bisogna comunque tenere presente che quest'uomo prima della sepoltura fu sottoposto a una tortura straziante il quale, sappiamo per certo lo sottopose a  posizioni innaturali e rigide.

 

 

Qualcuno scrisse sulla Sindone...

Un ulteriore conferma sull'autenticità o meno del telo sindonico, viene dal ritrovamento su quest'ultimo di scritte, di epoca antichissima ai lati del volto, molto probabilmente, scritte da un ufficiale che ne constatava la morte riconoscendo la salma avvolta nella sindone.

Cosa si legge sul telo?  Secondo quanto ha affermato uno studioso (Pietro Ugolotti) che si rifà alle foto di G.B. Judica Cordiglia del 69, si legge chiaramente un NAZARENU sopra l'arcata sopracciliare sinistra.

Questo non è però un "avvistamento " unico, molti studiosi hanno osservato sul telo sindonico numerosi caratteri, ma forse i più curiosi sono quelli che che sono stati trovati nei pressi del ginocchio dell'uomo della sindone che dicono in un "latinorum" misto a provenzale: "Sanctissime Jesi miserere Nobis" santissimo Gesù abbi pietà di noi.

Ma chi è stato a scrivere questo messaggio? Probabilmente il tempo, infatti, in passato venivano create delle reliquie per contatto tramite l'appoggio sul telo di piccole pergamene sulle quali venivano scritte invocazioni o raccomandazioni, è probabile che l'inchiostro di una di queste abbia trapassato la pergamena e abbia appena impresso il lenzuolo rendendo, di questa reliquia, testimonianza perenne.

Attenzione però ad una cosa fondamentale, non è assolutamente possibile vedere ad occhio nudo queste scritte perché sono più che cancellate dal tempo e solo un attento studio con avanzatissimi mezzi, permette il riconoscimento, difficoltoso, dei pochi caratteri che sono impressi sul telo.

Questo lo scrivo perché quando si incominciò a parlare di queste scritte saltarono su letteralmente "come funghi" numerosi "lettori" che videro sulla sindone praticamente di tutto, alcuni addirittura trovarono impressi sul telo gli strumenti utilizzati per la condanna di Gesù.

 

Il sudario di Oviedo

Oviedo, una piccola cittadina spagnola che condivide insieme alla città di Torino il privilegio di possedere una delle preziosissime reliquie della passione e morte di N.S. Gesù.

Il famosissimo sudario di Oviedo, come emerso da studi fatti da numerosi studiosi, rappresenta il "naturale complemento" della sindone, anzi senza la presenza di questo lenzuolo, che al momento dell'impressione sul volto di Gesù era piegato in due.

Quale procedimento scientifico è stato utilizzato per provare che il sudario di Oviedo e quello di Torino sono gli stessi? Dna? Ultravioletto?

Deluderò i più dicendo che è stato necessario un foglio di carta velina... sovrapposto ad una immagine della sindone per prenderne i tratti più significativi, le ferite più evidenti... ebbene il risultato è sconvolgente, sovrapponendo queste all'immagine di Oviedo, non decifrabile, come la sindone, ad "occhio nudo" i tratti scomposti della seconda immagine prendono immediatamente forma e compare nuovamente quel volto misterioso che da anni scruta impassibile il tempo e le vicende che la interessano.

 

 Sulla sindone tracce di DNA femminile

Se vi aspettate un articolo di "scredito" di questa affermazione, purtroppo vi devo deludere, è vero, sulla sindone è ampliamente possibile trovare tracce di DNA femminile, per quale motivo?

Il numero di donne che hanno potuto toccare la sindone e quindi imprimere anche loro tracce anche solo minime di sudore di grasso cutaneo o altro sono numerose, Margherita di Charny, proprietaria della sindone per molti anni, poi tutte le principesse di Savoia, che dire della principessa Clotilde che addirittura la restaurò?

Non dimentichiamo poi il lavoro di riparazione che fece restare la sindone per ben 2 anni nelle amorevoli e salvatrici mani della monache del convento di Chambery che applicarono le toppe triangolari sulla Sindone dopo l'incendio!

Quindi le voci di scandalo o di errore che erano nate quando la notizia era stata diramata sono ampiamente errate e oltretutto, la spiegazione non è solo plausibile ma anche, a mio parere, una delle poche possibili.

 

 La tecnica del C14

C14 o meglio carbonio14 è una elemento   presente inell'ambiente nelle sostanze che hanno natura organica, questo particolare isotopo del carbonio è radioattivo, e ciò che interessa agli scienziati è che la radioattività di questo isotopo si dimezza ogni 5730 +-40 anni.

Con questa tecnica, grazie ad opportuni procedimenti, si riesce a calcolare l'anzianità dell'oggetto in questione.

Anche la sindone è stata sottoposta a questo procedimento, il taglio dei campioni dal lenzuolo venne addirittura trasmesso per dalla Rai (Mixer). I risultati  furono deludenti...

Il risultato, attribuiva alla sindone un'età inferiore di 1200 anni facendo così risalire il reperto al Medioevo, si arriva così di nuovo alla vecchia leggenda del falsario medievale.

Quale obiezione muovere a questi esperimenti? Furono condotti con oca precisione e alcune persone muovono addirittura accuse di brogli voluti... molto probabilmente non si saprà mai... anche se sono previsti nuovi studi più approfonditi che dovrebbero seguire l'ostensione 2000.

 

La storia del telo attraverso i pollini

E' noto a tutti che l'aria oltre a essere un gas contiene sospesa al suo interno numerose particelle tra cui i pollini che quando sono presenti nell'aria in grandi concentrazioni...fanno la felicità delle persone allergiche; è anche noto che la sindone fu protagonista di numerose esposizioni all'aperto e di numerosi spostamenti... e proprio su questi dati che si basa lo studio trattato in questo paragrafo.

Il procedimento, che vede come protagonisti i pollini, venne utilizzato per la prima volta da un criminologo svizzero appassionato di sindonologia, Max Frei che attraverso l'utilizzo i una semplice tecnica, ovvero l'applicazione di "Scotch" su parti del telo sindonico è riuscito a prelevare e analizzare i pollini presenti sulla Sindone ottenendo risultati strabilianti: alcuni tipi di pollini appartengono a specie di piante esistenti solo nella Palestina di 2000 anni fa; altri provengono da piante che crescono in Turchia (avvalorando così la storia che ha visto il passaggio della sindone a Edessa).

Esistono poi sulla sindone pollini di piante appartenenti alla cosiddetta Macchia Mediterranea, che la sindone ha potuto "catturare" durante il suo lungo pellegrinare in Francia, Inghilterra e Italia.

Anche questa tecnica non ha potuto che confermare le innumerevoli voci a favore di questo lenzuolo.

Senza dubbio...

Su questo lenzuolo vi sono rattoppi e segni di bruciature.

È certo,  alla luce dei prelievi e delle analisi di esperti, che vi sono depositati invisibili pollini di piante del Medio Oriente e pollini di flora delle Alpi; inoltre,  si trovano sul telo tracce di aloe e di mirra nonché di aragonite (una composizione di carbonato di calcio, ferro e stronzio), una terra presente a Gerusalemme e, in particolare, in una tomba studiata dal Levy-Setti, ricercatore di Chicago che, confrontando con l'aragonite della Sindone, ha concluso che le due terre sono esattamente eguali.

È inoltre sicuro, dopo analisi effettuate da diversi anatomo-patologi di fama internazionale, tra cui il torinese prof. Luigi Baima Bollone, che sul lenzuolo vi sono macchie di sangue coagulato del gruppo AB negativo, DNA maschile.

Per inciso, è curioso sapere che sangue dell'identico tipo AB negativo maschile macchia il cosiddetto Sudario di Oviedo (Spagna), una tela di centimetri 83x52. Queste impressioni ematiche sono  in forme simmetriche e  richiamano nel complesso un volto umano; inoltre, che i resti (reliquie) del miracolo che la tradizione riporta,  avvenuto nell'VIII secolo a Lanciano in provincia di Chieti (un sacerdote aveva dubitato della presenza di Cristo nell'Eucaristia, mentre stava consacrando, e il pane e il vino s'erano trasformati in carne e sangue) sono: sangue rappreso gruppo AB come quello della Sindone; carne umana di tessuto miocardico (analisi del 1970 del prof. Odoardo Linoli, anatomo-patologo).  Per maggiori informazioni sul Sudario di Oviedo: Centro Español de Sindonologia, www.linteum.com

Alcune macchie di sangue della Sindone sono accompagnate da siero sanguigno (il che significa sangue di cadavere), altre no, cioè sono di persona ancora viva.

È certo che il telo ha subito bruciature nel lontano passato. Ne restano evidentissimi segni: in modo particolare, quelli dell'incendio del 4 dicembre 1532  avvampato nella cappella di Chambery in Savoia, dove il lenzuolo era custodito: due righe carbonizzate per tutta la lunghezza del lenzuolo e fori, poi coperti da toppe a cura di suore Clarisse d'un vicino convento; inoltre le religiose cucirono, per rinforzare il lenzuolo, una fodera sul suo retro, per tutta la sua estensione.

È poi del tutto evidente che sul lenzuolo è impressa l'immagine d'un corpo umano di fronte  e di retro.

Ebbene, l'immagine umana sulla Sindone è un negativo fotografico. Così, impressa fotograficamente, sul rullino, o più anticamente sulla lastra negativa, appare come positiva. È un po' come se l'Uomo si fosse specchiato e in questo specchio-Sindone fosse rimasta fotografata in negativo la sua immagine: così come in ogni negativo e come per un'immagine allo specchio ciò che è destro appare sinistro e viceversa.

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                                                                  sindone negativa sinistra                 sindone negativa destra

È poi sicuro che il lenzuolo è dello stesso tipo adoperato per avvolgere i cadaveri in Palestina all'epoca di Gesù, anche se era pure nell'uso, in alternativa, bendare la salma all'egiziana, così come sappiamo, anche, dal Vangelo secondo Giovanni a proposito del cadavere di Lazzaro di Betània. La salma veniva posta supina sul lenzuolo, con i piedi all'estremità e il capo verso il centro del telo (a volte all'incontrario: capo verso l'estremo e piedi verso il centro); l'altra metà del lenzuolo veniva ripiegata sul cadavere, che così restava compreso entro la sindone.

 

Nel parlare della sepoltura di Gesù, solo gli evangelisti Matteo, Marco e Luca scrivono che fu posto in sindòn, sindone, o lenzuolo. Giovanni no, nella traduzione italiana troviamo bende invece di sindone. Dopo aver letto i brani evangelici che ne parlano, vediamo di risolvere questo piccolo "giallo" delle bende.

"Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò" (Mt, 27, 57 - 60)

"Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro" (Mc, 15, 42 - 46 )

"C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatea, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato (Lc, 23, 50 - 54).

Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque posero Gesù, a motivo della Preparazione(*) dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino (Gv, 19, 38 - 42).

(*) parasceve

Giovanni ci parla pure del ritrovamento dei lini funerari di Gesù, la mattina della domenica successiva al venerdì della crocifissione, nel sepolcro ormai vuoto ch'era stato di Cristo prima di risorgere:

"Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: 'Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!'. Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti". (Gv, 20, 1 - 9)

Dunque bende?! Non sindone?

Ebbene, vi avevo detto che avevo lasciato un indizio; precisamente, avevo parlato di traduzione. Se si va all'originale greco, si vede che i due apostoli, oltre al "sudario" (fazzoletto che, secondo certa ipotesi, si avvolgeva come mentoniera al cadavere per tenere la bocca della salma chiusa; secondo altra supposizione, il fazzoletto era posto sul capo), rinvengono othònia, cioè generici tessuti di lino, al plurale, quindi non bende come risulta nella traduzione italiana, che non è alla lettera. Poiché othònia significa generici tessuti di lino, la parola può infatti  riferirsi di fatto, essendo parola plurale,  a un lenzuolo insieme a bende (*); certamente non significa bende. Si noti che gli altri tre evangelisti non ci dicono di quale tessuto fosse la Sindone di Gesù: ci pensa Giovanni, che scrive il suo Vangelo per ultimo, tra gli anni 90 e 100, a colmare la lacuna.

Se avesse voluto parlare espressamente di bende, Giovanni avrebbe usato non othònia ma keirìai come, nel medesimo Evangelo - Gv, 11,44 -, relativamente alla risurrezione di Lazzaro.

(*) Era a volte nell'uso del tempo di legare assieme, con bende, rispettivamente polsi tra loro e caviglie tra loro del defunto, e così avevo ipotizzato nella prima stesura di questo scritto. Però  se nel Sepolcro giacevano anche bende, esse non potevano esser servite a questo scopo; ciò nell'ipotesi che l'impressione dell'immagine originasse dall'energia della Risurrezione le bende attorno ai polsi e alle caviglie sarebbero state infatti, altrimenti, esse stesse impresse mentre sul Lenzuolo l'immagine sarebbe mancata per queste parti del corpo.  

La storia della Sindone dal 1353/6 in poi è documentata senza vuoti temporali.  Per i secoli precedenti, si tratta soprattutto   di tradizione e di ipotesi, oltre che di pochi documenti scritti, ma c'è un "vuoto" storico tra l'anno della crocifissione di Gesú ( 30/33) e il VI secolo, nonché un "quasi vuoto" tra la presa di Costantinopoli da parte dei crociati occidentali (1204) e il 1353/6: s'è trovato  un solo documento, o quasi-documento, composto in questo periodo, vale a dire una miniatura nel Codice Pray, opera che è oggi custodita a Praga e che fu composta negli anni 1192 - 95, ovviamente a mano, perché erano tempi ancora lontani dalla scoperta in Occidente della stampa a caratteri mobili. La miniatura raffigura la deposizione d'un Cristo che, così come nella Sindone (vedremo il perché) ha i pollici invisibili, come ripiegati sotto i palmi, e la gamba sinistra che sovrasta la destra; inoltre, si vedono su di un telo funebre, disegnato nella miniatura, cerchietti disposti in un gruppo di forma eguale ad uno dei quattro gruppi, ciascuno a sua volta di quattro fori, da bruciatura, che si trovano sulla Sindone di Torino (veramente, tra altri forellini assai piccoli: ma poco visibili, mentre sono quelli grandi ad apparire evidenti all'occhio d'un visitatore del Lenzuolo; v. sotto, la foto di uno di quei gruppi). I quattro gruppi simmetrici di fori sono rispettivamente (circa) al centro dei quattro rettangoli che derivano dalla piegatura in quattro del Lenzuolo.

Evidentemente, quando si produssero quei fori da bruciatura, la Sindone era appunto ripiegata in quattro e ciò che provocò le lesioni passò tutti e quattro gli strati. La ragione di queste bruciature non è nota, ma si sa che esse sono nel telo dapprima del 1532, l'anno dell'incendio della Cappella della Sindone in Chambery: queste lesioni sono infatti riprodotte su di una precedente incisione che riproduce la Sindone, attribuita al Dürer, realizzata nella stessa Chambery nel 1516, che riporta tutti e quattro i gruppi simmetrici di fori. C'è da pensare che l'autore della miniatura del Codice Pray, che espressamente dichiara nel testo d'essersi ispirato a una sindone,  avesse visto proprio la Sindone che è conservata oggi a Torino e vi si fosse ispirato; e pure che il primo incendio fosse precedente la data di composizione del Pray.

 

Straordinaria!

Il Tamburelli, con Nello Balossino,   s'è poi dedicato a confrontare il Volto ottenuto con quelli di icone bizantine dipinte tra il VI secolo ed il XIII . Essi sono risultati corrispondere a quello della Sindone per oltre 100 punti (secondo un particolare calcolo matematico), ben più di quanto si richiede (60 punti) per considerare due visi come quelli della stessa persona. I comuni lineamenti dànno conferma della "unicità" di tale immagine di Gesù, e rendono ancor più probabile quanto già ad occhio nudo s'intuiva, che il Volto della Sindone fosse stato il prototipo di quelle icone bizantine.

Perché all'Uomo della Sindone non si vedono i pollici e ha il piede destro che copre il sinistro

I due chiodi usati per fissare ogni braccio alla croce, trapassando il rispettivo polso passano nel cosiddetto "spazio di Destot", in corrispondenza del carpo (polso, appunto) e ledono i nervi mediani; questo provoca il ripiegamento del pollice sotto il palmo della mano (prof. Barbet). Queste cose non erano note nel Medioevo, in cui oltretutto si riteneva che i chiodi trapassassero le mani, non i polsi. Eppure, il presunto falsario medioevale (v. la pagina relativa) artefice della Sindone tra il 1260 e il 1390 lo sapeva (?!) visto che sul Lenzuolo le ferite da chiodi agli arti superiori sono ai polsi e non alle mani e queste hanno i pollici invisibili, come ripiegati dietro ai palmi per lesione dei nervi mediani.

I due piedi sono inchiodati uno sull'altro con un solo chiodo, per cui una gamba resta flessa. Alla morte sopravviene la rigidità cadaverica e la gamba flessa rimane tale, così com'era sulla croce, col piede destro posizionato sul piede dell'altra gamba.

Monete

 

Sulle orbite oculari del Volto della Sindone sono state individuate le impronte di due monete romane con la scritta in Greco "Tiberio Cesare" e l'immagine d'un mestolo votivo. La prima  fu scoperta nel 1954 da F.L. Filas, sulla palpebra dell'occhio destro,  che il perito numismatico M. Marx individuò essere l'impronta d'una moneta fatta eseguire da Ponzio Pilato tra il 29 e il 32 d.C. Questi studi furono confermati dal professor Tamburelli con l'ausilio del computer. Di recente il Baima Bollone e il Balossino hanno interpretato alcuni segni sull'arco sopraccigliare sinistro come dovuti a un'altra moneta, a sua volta presumibilmente della stessa epoca romana.

L'uso di porre una moneta su ciascun occhio chiuso del cadavere aveva il fine di non farli riaprire per le contrazioni meccaniche che possono sopravvenire nel periodo immediatamente seguente il trapasso.

 

Aloe e mirra

L'aloe e la mirra trovate sulla Sindone corrispondono agli aromi di cui parlano i Vangeli, usati per ungere il corpo di Gesù prima della sepoltura. Si noti che per la fretta, come pure abbiamo letto sopra nei Vangeli, la salma di Gesù non venne lavata ma solo unta, in quanto stava per sopraggiungere il sabato, giorno di riposo assoluto per gli Ebrei. Altrimenti, sul Lenzuolo non sarebbe rimasta alcuna traccia di sangue.

Crurifragium

Dopo parecchio tempo ch'erano sulla croce, ai condannati  ancora vivi venivano rotte le gambe (crurifragium), così che non potessero più far perno sul poggia piedi, se legati, o sul chiodo evitando così, provvisoriamente, l'asfissia che sopravviene quando si è appesi; e dunque morissero, consentendo di por fine al servizio di guardia. I Vangeli ci dicono che a Cristo non furono rotte le gambe perché i soldati videro che era morto (però, per sicurezza, un soldato gli trapassò con la lancia il cuore). Sulla Sindone le gambe sono infatti intere; e c'è il segno evidentissimo del colpo di lancia nonché il sangue di cadavere che ne è uscito.

Segni delle ferite e delle abrasioni

Sulla Sindone troviamo rappresentate tutte le lesioni che subì Gesù durante la sua Passione e Morte, così come riferiscono i Vangeli. Guardando non la Sindone ma la sua lastra fotografica (naturalmente, se si osserva invece direttamente il Lenzuolo, quanto sotto è detto a destra si vedrà a sinistra e viceversa), vediamo quanto segue.

È confermato da tutti gli esperimenti degli anatomo-patologi che hanno studiato la Sindone che, osservando la lastra fotografica (v. l'ultima foto, in fondo, negativo dell'intera Sindone) partendo dall'inizio del telo e procedendo fino alla sua metà, si trovano via via: 

Ferita da chiodo al piede destro (il sinistro è coperto dal primo; infatti, come s'è detto, i piedi furono inchiodati al palo verticale della croce con un solo chiodo e, dopo la morte, restarono nella stessa posizione, per la rigidità cadaverica): sulla Sindone, al contrario che nella lastra, il piede destro e sinistro appaiono viceversa come piede sinistro e destro, perché, come s'è detto a sazietà, si tratta di un'immagine speculare negativa). 

Ferita da chiodo al polso sinistro (il destro è coperto dal polso sinistro, in quanto le mani sono incrociate, in posizione tale da coprire la zona pubica)

Ferita da lancia al costato, all'altezza del cuore, con segno di un gran fiotto sanguigno che dalla ferita cola lungo il fianco e il costato.

Ferite sulla fronte, come prodotte da spine, di cui una molto profonda da cui è uscito un fiotto sanguigno a forma di 3

Partendo dal centro del telo e, a mano a mano, procedendo verso la nostra destra, troviamo:

Ferite da spine alla nuca (in totale, le ferite da spine sono più di trenta).

Abrasioni sul dorso, sotto le spalle, provocate dal trasporto di una pesante trave (patibulum della croce)

Oltre 120 ferite da flagello sulla schiena, sui glutei e sulle gambe fino ai calcagni.

Calcagno e pianta insanguinata del piede.

Statistica

Diversi matematico-statistici, indipendentemente l'uno dall'altro, considerando tutti i dati  che si possiedono sulla Sindone, hanno calcolato che c'è solo una possibilità su molti milioni (per alcuni, su miliardi) che il Lenzuolo non abbia realmente avvolto il cadavere di Gesù di Nazaret crocifisso, e che l'immagine dell'Uomo non sia quella del Redentore. Secondo il Filas, esisteva solo una possibilità su 10 seguito da 26 zeri che l'Uomo che fu avvolto nella Sindone non fosse Gesù. Per il Donovan, che calcolò in seguito con un metodo più prudente, una possibilità su ben 225 miliardi.  Per Stevensen e Habermas, che hanno voluto fare un calcolo assolutamente per difetto, una su 82.944.000. Anche gl'italiani prof. ing. Giulio Fanti e dott. Emanuela Marinelli sono arrivati a concludere che la probabilità che non si tratti di Cristo è di una su molti milioni. Dunque, tende alla certezza, statisticamente, che il Lenzuolo abbia avvolto proprio la salma di Cristo e che l'immagine sia la sua.