San Francesco Saverio
Nacque nella Navarra (Spagna), nel castello di Xavier, il 7 aprile 1506. Xavier, da nome di famiglia, italianizzato in "Saverio", è divenuto nome proprio, molto diffuso. All'università di Parigi conobbe un altro giovane spagnolo - Ignazio di Loyola -col quale costituì il primo, piccolo nucleo di quella che sarà la "Compagnia di Gesù", che si batterà animosamente per la conquista delle anime. Studiò teologia e, nel 1536, si recò a Venezia, dove pensava di imbarcarsi per la Terra Santa. Ma, a causa di una guerra, non salpavano navi. Ordinato sacerdote a Venezia, si trasferì a Roma. Qui, con Ignazio ed altri compagni, partecipò agli incontri che, nel giugno del 1539, determinarono la fondazione conclusiva della Compagnia di Gesù. Giovanni III, re del Portogallo, chiese ad Ignazio alcuni missionari da inviare nelle colonie portoghesi nell'India sudorientale. Correva l'anno 1541: Francesco Saverio s'imbarcò provvisto soltanto del Breviario e del Rosario. Dopo due lunghi mesi di navigazione, giunse a Goa, (love il Cristianesimo era già arrivato, ma non ancora fatto proprio dai nativi. Francesco Saverio s'impegnò nell'istruzione dei fanciulli e degli schiavi, nella predicazione e nelle confessioni, ma soprattutto nell'assistenza ai malati ed ai lebbrosi, acquistandosi l'appellativo di "grande Padre".
Il missionario
aveva un altro obbiettivo da conseguire: andare dove il messaggio di Cristo non era ancora
giunto. Andava ad istruire i pescatori di perle nelle numerose isolette sparse lungo la
costà; e poi arrivò più lontano, nelle isole Molucche. I fedeli, temendo per la sua
vita, gli negavano l'imbarco. Francesco Saverio rispondeva che sarebbe andato a nuoto.
Essi cercavano ugualmente di fermarlo, prospettandogli
le difficoltà che avrebbe incontrato anche a causa degli animali velenosi. Ed egli
replicava che la fiducia in Dio era il migliore contravveleno. Cosi la spuntò. In quel
groviglio di isole e penisole conobbe un giapponese, fuggito dalla sua patria, perché
accusato di omicidio. I fatti raccontati dal giovane impressionarono il missionario, il
quale decise di andare in Giappone. Avventurosarnente,
ignorando tutto di quella gente e di quel
Paese, riuscì a raggiungere le isole
meridionali: ricevuto cordialmente dagli abitanti, visitò alcune città e riuscì a
gettare i primi semi del Cristianesimo. Il primo gruppetto di convertiti -che egli
chiamava "la delizia dell'anima mia" - aveva accolto la Parola del Signore,
perché l'aveva giudicata bella e vera. E si chiedeva come mai non fosse venuta dalla
Cina, che - per i Giapponesi - era la terra delle cose belle e della verità. Francesco
Saverio decise, allora, di andare in Cina, sicuro che, guadagnando il popolo al
Cristianesimo, avrebbe stabilito un caposaldo sicuro in Estremo Oriente. Ma il Signore
aveva deciso che gli avvenimenti si svolgessero in modo diverso. Raggiunta un'isola
distante un centinaio di miglia da Canton, l'ardito missionario pensava di raggiungere
questa città.
Ma si ammalò. Era solo, lontano dai cristiani
che aveva convertito, con un giovane cinese che avrebbe dovuto fargli da guida. Come il
cieco di Gerico, pregava: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me E Gesù ebbe
davvero pietà dì lui, facendogli compiere l'ultimo, glorioso viaggio verso il cielo,
all'alba del 3 dicembre 1552, all'età di 46 anni. Francesco Saverio sapeva adattare il
messaggio evangelico alle "culture" locali e pare abbia battezzato oltre
trentamila pagani. La Chiesa lo ha proclamato Patrono delle Missioni, insieme a Santa
Teresa del Bambino Gesù. La sua memoria liturgica è il 3 dicembre.
C.D.C