San Giovanni da
Capestrano
Correva l'anno 1456. I Turchi minacciavano Belgrado. L'esercito cristiano - benché formato in maggioranza da elementi raccogliticci - riuscì a sconfiggerli il 22 luglio. Gran parte del merito della vittoria va attribuito ad un frate francescano che, accorrendo dove maggiore era il pericolo, incitava i combattenti cosi: «Sia avanzando che retrocedendo, sia colpendo che colpiti, invocate il Nome di Gesù: in Lui solo è salvezza». Per undici giorni ed altrettante notti fu sempre sul campo, sostenendo fatiche e privazioni. E i gravi disagi della guerra lo condussero alla morte il 23 ottobre successivo. Quel frate era Giovanni da Capestrano: aveva settant'anni.
Giovanni era nato a Capestrano, cittadina non lontana da L'Aquila, il 24 giugno 1386. Il padre era un nobile venuto dal Nord, pare dalla Germania, per cui il ragazzo veniva chiamato Giantudesco. A Perugia si laureò brillantemente in giurisprudenza e fu subito chiamato a lavorare nel Supremo Tribunale del Regno di Napoli. Poi divenne giudice e governatore di Perugia. Nel 1416, Andrea Fortebraccio, detto Braccio da Montone, capitano di ventura, nativo di Perugia, nel tentativo di crearsi una signoria in Umbria, occupò la sua città, facendo prigioniero Giantudesco.
Questi, durante la prigionia, ebbe una visione: San Francesco lo esortava a divenire frate del suo Ordine. Pagando un forte riscatto, Giovanni tornò libero e si recò subito al convento di Monteripido, vicino a Perugia. Qui poté indossare il saio dei Frati Minori il 4 ottobre 1416. Ignoriamo dove compì gli studi di teologia. Tuttavia fu uno studente molto serio perché, fin dall'inizio della sua predicazione, dimostrò di possedere una vasta conoscenza della Bibbia, dei Padri della Chiesa e delle opere di S. Tommaso d'Aquino.
Il Papa Martino V lo nominò Inquisitore dei Fraticelli, ma Fra Giovanni sostenne dure battaglie anche contro altri eretici, particolarmente contro gli Ussiti, cioè i seguaci di Jan Hus. Il Papa mandò Giantudesco, come suo legato, in Austria, in Baviera, in Polonia. Anche i ministri generali dell'Ordine, nonché re e principi, affidavano al frate tanti incarichi che non gli consentirono di avere una residenza stabile.
Le sue prediche richiamavano autentiche folle; i suoi scritti formano ben diciannove grossi volumi. Fondò molti monasteri del suo stesso Ordine e diffuse i Monti di Pietà per sottrarre i poveri dagli artigli degli usurai. Fu amico di S. Bernardino da Siena, che difese e fece assolvere dall'accusa di eresia, perché onorava Cristo con il famoso monogramma JHS (= Jesus Hominum Salvator: Gesù Salvatore degli uomini).
Nel 1452, Federico III, re dì Germania, era a Roma per essere incoronato imperatore del Sacro Romano Impero. Chiese allora al Pontefice Niccolò V di mandare Fra Giovanni nei suoi Stati. Il frate vi andò con alcuni confratelli, impiegati come interpreti e scrivani. Vi rimase un anno, viaggiando e predicando, ma anche riformando conventi e compiendo miracoli. E, nei pochi momenti liberi, pregava insieme ai confratelli.
Compì molte guarigioni, come pare - nessun altro Santo ne abbia mai realizzato. Si conservano atti notarili attestanti miracoli. Un antico codice, custodito a Parigi, presenta addirittura duemila casi di guarigione, tutti confermati da testimoni. Dopo la canonizzazione di Bernardino da Siena (1450), Fra Giovanni poneva sul malato una reliquia del suo amico e confratello, attribuendo a lui la guarigione dell'infermo.
La memoria di San Giovanni da Capestrano ricorre il 23 ottobre, giorno della sua morte.
C. d. C.
si festeggia il 23 ottobre