Sant'Antonio abate
Ma chi era veramente Antonio? Era egiziano, appartenente ad una famiglia cristiana facoltosa. Fino a vent'anni condusse una vita semplice ed ingenua, ma non fu certo un credulone o uno sprovveduto. Alla morte dei genitori, rimase con una sorella. Allora attuò la proposta che Gesù aveva fatto al giovane ricco: «Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo». Antonio
vendette i suoi beni, assicurò i mezzi di sostentamento alla sorella che, a causa della
sua scelta, sarebbe rimasta sola, e si ritirò in una celletta non lontana dal suo
paesino, impegnandosi nella preghiera, nella lettura delle Sacre Scritture e nel lavoro.
Poi si rifugiò in un'antica tomba egiziana, scavata sul fianco di una montagna. Dopo
qualche anno, si isolò in un castello abbandonato e poi, sulle rive del Mar Rosso, in una
zona desertica. Benché si
fosse appartato in un luogo inospitale, la notizia della sue presenza si diffuse, e
Antonio divenne un "Abate", cioè il padre degli eremiti che, in numero sempre
maggiore, abbandonavano le città per vivere in solitudine. Sant'Atanasio, Patriarca di
Alessandria, fu il primo biografo dell'anacoreta, oltre che suo contemporaneo. Fu anche
ammiratore della vita ascetica di Antonio, vita austera, di penitenza e di sacrificio. Nei
suoi scritti annotò che, alla morte dell'Abate, il numero dei solitari, che vivevano
santamente nel deserto, era molto elevato. Nella sua
solitudine, Antonio fu tormentato da tentazioni demoniache. Il diavolo gli appariva in
forme angeliche, umane ed animalesche. Ma l'Abate riuscì sempre a vincere il male, e non
certo senza fatica. Dopo aver superato una delle peggiori tentazioni, disse a Gesù:
«Dov'eri tu? Perché non eri presente ad
aiutarmi?». «Ero qui - gli rispose Gesù - e volevo vedere la tua battaglia. Ora che hai
combattuto e vinto, per tutto il mondo ti farò ricordare».
Quando
l'imperatore Massimino decretò la persecuzione, Antonio lasciò il suo romitorio ed andò
ad Alessandria, per incoraggiare i martiri e, forse, per subire egli stesso il martirio.
Ma fu risparmiato. Se ne tornò quindi nella Tebaide, dove alternò la preghiera alla
coltivazione di un campicello, per non dipendere da altri e per sostentare chi si recava
da lui per imitarne l'ascetismo o per chiedergli consigli. Secondo il suo biografo, in
questo periodo operò molte guarigioni, ebbe visioni ed anche il dono della profezia. Lì
trascorse il resto della sua lunghissima vita, e lì morì, ultracentenario, nel 356. Fu invocato
come guaritore di malattie, particolarmente quella nota col nome di "fuoco di S.
Antonio". È raffigurato con un maialino, perché - come si raccontava - l'animaletto
era stato guarito dal Santo, e d'allora, lo seguiva dappertutto. Fu anche considerato
protettore del bestiame. Ancora oggi, da più parti, il 17 gennaio vige l'usanza di far
benedire - sul sagrato delle chiese - gli animali, anche quelli domestici e gli uccellini.
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si festeggia il 17 gennaio |