LA VITA E' BELLA
Alla fine degli anni Trenta due simpatici giovanottelli lasciano la campagna per approdare, pieni di speranze e d'allegria, in una bella e grande città.Guido è il più vivace dei due. Vuole aprire una libreria nel centro storico. L'altro, Ferruccio, smarrito e poetico, fa il tappezziere, ma si diletta a scrivere versi comici e irriverenti. In attesa che le loro speranze si realizzino, il primo trova un lavoro come cameriere a Le Grand Hotel e il secondo s'arrangia facendo il commesso in un piccolo negozio di stoffe. La città offre al due giocosi amici mille occasioni di entusiasmo e di avventure. In un'Italia paludata, elegante, marmorea, goffamente militaresca, Guido e Ferruccio rincorrono la felicità. Con brio, con incoscienza. Guido s'innamora di una maestrina repressa da un ambiente che vive di buone maniere e di conformismo, Dora , che però ha dentro di sé tanta voglia di lasciarsi andare, di vivere pienamente la sua età. Conquistare la giovane maestra è come scalare una montagna e Guido ci prova escogitando l'impossibile. Le appare continuamente davanti, all'improvviso, si traveste da ispettore di scuola, la rapisce con la Balilla, la incanta con i suoi trucchi furbissimi. Ma Dora non prende sul seno la passione di Guido, anche perché ha il cuore occupato da un segreto: è promessa sposa di un vecchio compagno di scuola. I due sono i classici eterni fidanzati, ma ormai lei non può più trovare scuse, deve sposarsi. Guido non sa dell'imminente matrimonio di Dora e continua testardamente, impazzito d'amore, a nutrire le sue speranze.Finché una notte il matrimonio viene annunciato con un ricevimento proprio al Grand Hotel, dove Guido fa il cameriere. La festa è sontuosa, elegantissima, con centinaia di invitati, l'orchestra e un'immensa torta etiope. Mentre tutti mangiano, ballano e ridono, Guido si dispera. Ne combina di tutti i colori, inciampa dappertutto... Ma anche Dora non è a suo agio. Sente affezione per il suo fidanzato ma niente di più. Il destino è stato più forte di lei, e lei non gli si è mai ribellata, stancamente ha lasciato che le cose andassero per loro conto. Sta per sposarsi con un uomo che non ama ed è circondata da persone piuttosto opache, con la testa piena di vuote quanto brutali mitologie imperialistiche. Per fortuna tra tutti quel fantasmi c'è qualcuno che palpita realmente per lei: è quel cameriere che sta per aprire una libreria al centro storico della città. Un uomo con tanta fantasia, mentalmente libero, e che la fa ridere.Così, mentre gli invitati festeggiano il più grande errore della vita di Dora, Guido riesce a tirare fuori dalla prigione la sua innamorata. Irrompe nella festa in groppa a un puledro e, come nelle antiche fiabe, se la porta via. E' così che si sono incontrati Dora e Guido. E' così che è nato il loro amore. Una storia che somiglia a una favola, piena di passione, di felicità e di piccoli dolori. una storia che somiglia al passato di tante persone semplici, che la felicità se la sono conquistata pagando magari qualcosa. Dall'amore di Dora e Guido viene alla luce un bambino, Giosuè, mentre l'amico del cuore Ferruccio insegue il suo destino, portato lontano dalla guerra. Giosuè ha cinque anni. Nella libreria che finalmente Guido ha aperto al centro della città non va quasi nessuno: l'Italia è in guerra, i monumenti sono impacchettati e protetti dal sacchi di sabbia. Ma Dora e Guido non vogliono rinunciare a tenere allegro il ragazzino. Malgrado gli stenti e l'atmosfera minacciosa che la circonda, la famigliola di Guido sembra godersi fino in fondo il poco che c'è da godere. I tre stanno bene insieme, ridono, giocano, anche nell'ostilità che quel tempo riserva a chi, come Guido, è di lontane origini ebraiche. Ecco che un brutto giorno, inaspettatamente, la vita dell'amorosa famigliola di Guido viene sconvolta. La guerra li strappa da casa e li trascina nel cuore della più grande tragedia che l'Europa abbia mai conosciuto. Guido e il bambino vanno da una parte, Dora dall'altra. Il padre del piccolo Giosuè ha un solo compito: salvare il ragazzino dalla bufera della guerra. Lo protegge, lo nasconde, gli nasconde gli orrori. E per far questo è costretto a essere sempre di buon umore, a trasmettere fiducia e gioia.Intorno al due si consumano i misfatti più inauditi, quasi paradossali per la loro assurdità, e Guido dice al figlio che è tutta una finzione, una specie di grande gioco collettivo. Le brutte avventure nelle quali padre e figlio si imbattono Guido le trasforma in occasioni di comicità, per tenere allegro Giosuè. Cerca di allontanarlo dalla paura distraendolo continuamente con i suoi modi buffi. Giosuè attraversa così le tenebre della nostra Storia ridendo, senza rendersi conto delle cose brutte che gli succedono intorno. Quando finalmente tornerà a regnare la pace, il piccolo Giosuè potrà continuare a pensare che la vita è bella, degna di essere vissuta. Guido restituirà alla madre un bambino integro, incontaminato dalla guerra. Dora lo stringerà di nuovo tra le braccia e ritroverà il suo bambino così come l'aveva lasciato: allegro e, appunto, pieno di voglia di vivere.
un inno all'amore! L'amore per il figlio porta a fare vedere il campo di concentramento un gioco porta lui a sorpassare il dolore con l'amore per il suo figlio! Credo sia uno dei film più belli che il cinema italiano ha prodotto! Uno dei film più pieni d'amore chi non si è appassionato quando Benigni si è messo a tramutare in gioco gli ordini del soldato tedesco! Un film appassionante perchè pieno di quella piccola medicina di cui il mondo spesso si vuole privare: L'amore