Beata Paola Elisabetta Cerioli
icona della carità di Cristo

Offriamo alla meditazione di voi lettori la traccia dell’omelia del Vescovo
tenuta in occasione della cerimonia di chiusura del processo di canonizzazione
della B. Paola Elisabetta Cerioli, a Comonte, il 22 ottobre 2001.
(Il testo non è stato rivisto dall’Autore)

Grazie ai membri del tribunale ecclesiastico diocesano per il lavoro svolto in modo da offrire alla Congregazione delle Cause dei Santi la possibilità di pronunciarsi sull’autenticità della presunta miracolosa guarigione attribuita alla beata Paola Elisabetta Cerioli. Con il vivo desiderio che questo giudizio sia positivo, vogliamo soffermarci su ciò che, l’eventuale miracolo, vuole orientarci: il miracolo della santità operato in lei dallo Spirito Santo. Progressivamente la beata Cerioli è stata resa segno trasparente ed esemplare del cuore misericordioso del Padre: “Diventate misericordia come il Padre vostro è misericordioso”. L’assimilazione a Gesù Cristo – pienezza della misericordia del Padre – è iniziata nella travagliata esperienza familiare come sposa e come madre. Poi, rimasta sola, ricca e nella piena maturità della sua capacità e dei suoi sentimenti, accogliendo nella sua vita i più poveri, condividendo con loro la ricchezza della sua persona, il suo tempo e coinvolgendo nel suo cammino altre persone, la sua famiglia religiosa.

Lo Spirito Santo l’ha costantemente guidata nella consegna radicale di se stessa a Dio, condizione per la scoperta - mai finita - dell’inaudito amore universale, gratuito e fedele di Dio Uno e Trino. Amore che benedice anche chi lo maledice, amore che, in Gesù Cristo, si pone irrevocabilmente nelle mani dell’umanità e vi rimane anche sulla Croce. Anzi, il cuore trafitto di Cristo Crocifisso diventa la fonte perenne dello Spirito Santo che dona alla nostra libertà la capacità di condividere tutte le sfumature del suo cuore, di diventare “figli dell’Altissimo benevolo verso gli ingrati e i malvagi”.

Quando uno si sente amato da Dio Uno e Trino, senza riserve - anche quando non è amabile - diventa capace di accogliere, ascoltare, e servire gli altri così come è; soprattutto quando più intenso è il bisogno di amare, anche se non c’è speranza di un grazie, o possibilità di vedere dei frutti. Si diventa segni della presenza dell’onnipotente amore di Dio nella storia: onnipotenza che Gesù ha descritto con le immagini del piccolo seme e del lievito; immagini che sono diventate realtà nella Croce, sovrabbondanza di amore offerto alla violenza e all’indifferenza che trionfava là sul Calvario.

E con Lui si continua a seminare nella storia gesti di amore gratuito, cioè semi del Regno: l’unico che può salvare l’umanità dalla violenza e dall’indifferenza; l’unico che può aprire la nostra esistenza alla pienezza della vita in Dio; l’unico capace di “far vedere” il volto di Dio e la verità dell’uomo. “Cristo ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli”.

Così è stato per la beata Paola Elisabetta Cerioli; anzi, in lei, il “miracolo” del Calvario è stato ancor più evidente. Faceva parte dei ricchi, fortemente tentati di chiudersi nel godimento egoistico delle proprie ricchezze, oppure di accontentarsi di dare qualcosa ai più poveri. Ha invece dato se stessa a Dio – come le suggerisce mons. Speranza – perciò si è fatta piena condivisione con i poveri in Gesù Cristo.

 

La morte dell’unico figlio e dell’anziano marito poteva sterilmente rinchiuderla nel suo dolore, rendendola insensibile a quello degli altri. Unita a Cristo Crocifisso nell’apertura fiduciosa del Padre, ha trasformato le ferite del suo cuore di sposa e madre in apertura accogliente, ricca di tenerezza e di intraprendenza per i molti figli feriti - per motivi diversi - nell’affetto familiare. La sua esperienza ricorda anche oggi, soprattutto nel nostro oggi di benessere, la missione della Chiesa. E questa è la missione: “Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere alle attese profonde del mondo”  (NMI, 43).

E la carità intraecclesiale si apre al servizio di ogni uomo. “E’ l’ora di una nuova fantasia della carità, che si dispieghi non tanto e non solo nell’efficacia di prestiti, ma nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il gesto di aiuto sia sentito non come obolo umiliante, ma come fraterna condivisione” (NMI).

Dobbiamo per questo fare in modo che i poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come a casa loro. Non sarebbe - questo stile - la più grande forma ed efficace presentazione della buona novella del Regno? Infatti, solo alla scuola della “carità di Cristo”, della conoscenza, accoglienza nella preghiera, nell’Eucarestia, nella riconciliazione, si può essere Chiesa della carità. Lo ricordo ad ogni membro della Chiesa, sposato o religioso, laico o sacerdote: è dono offerto a tutti, è il servizio all’uomo che richiama ed esprime il volto del samaritano che fa sue le sofferenze fisiche, morali e spirituali di ogni persona, come della società. E questi bisogni sono forse più drammaticamente urgenti nella nostra società del benessere. Da qui il richiamo della beata Paola Elisabetta Cerioli; richiamo da accogliere da chi ne condivide il carisma, dalla comunità ecclesiale, da ciascuno di noi.

Preghiamo perché lei ci aiuti anche in questa guarigione, per saper amare, come lei, ogni ferita dei nostri fratelli. Un richiamo non solo a stare nella storia, ma a starci con il cuore di Cristo, con il suo amore che, se autentico, infonde coraggio, creatività, tenacia e grande flessibilità, per rispondere agli appelli dello Spirito Santo.

† Roberto Amadei

si festeggia il 27 gennaio

 

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