Tommaso
biografia di Tommaso Apostolo
Nato e trascorsa la sua giovinezza sulle rive del lago di Genezareth, dove esercitava il
mestiere di pescatore, Tommaso (traduzione greca dell'aramaico "toma" : gemello)
fu aggregato al collegio apostolico dopo la seconda pasqua. Certamente seguiva il Maestro
dall'inizio della vita pubblica; ignoriamo, comunque, la precisa occasione quando entrò
in relazione con Lui.
D'altronde quando gli apostoli devono surrogare Giuda nel numero dei Dodici per bocca di S. Pietro richiamano il criterio per la scelta: "tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato tra di noi assunto al cielo"; che vuol dire che la qualifica di apostolo richiedeva l'essere stati con Gesù tutti gli anni dalla Sua vita pubblica.
Della origine e dei genitori dell'apostolo non si ha nessun ragguaglio; la tradizione (apocrifa) crede di aver individuato il compagno (o la compagna) di lui nel seno materno in Eleazaro o in Lidia. Che anzi Cristo stesso sarebbe stato suo gemello; e la somiglianza arrivava al punto - si diceva - che, spesso, egli veniva scambiato col Nazareno.
Dopo aver evangelizzato (negli anni
42-49) i Parti, i Medi, gli Ircani, i Battriani, i Margiani,
S. Tommaso si diresse in India dove, la prima volta (anni 53-60), predicò la fede di
Cristo lungo le coste sud-occidentali (Malabar) e, successivamente, nel Coromandel (costa
sud-orientale). Suggellò la sua missione col martirio - fu ucciso a colpi di lancia - in
Calamina (l'odierna Myla - pour, sobborgo di Madras) tra gli anni 68-72.
l'Apostolo Tommaso nel Vangelo
Per delineare da vicino la figura dell'Apostolo Tommaso, andando oltre ciò che di essa la semplice religiosità popolare conosce, bisogna riferirsi essenzialmente ai Vangeli ed in particolare al quarto Evangelo, quello secondo Giovanni. In esso la figura di Tommaso si trova quattro volte (cfr. Gv 11,16; 14,5; 20,24; 21,2) e sembra avere un ruolo ben preciso all'interno di tutta la narrazione evangelica.
Escludendo la citazione di 21,2, dove Tommaso viene elencato tra altri discepoli, le restanti si trovano in contesti molto importanti.
La prima (Gv 11,16) è situata nel contesto del racconto della resurrezione di Lazzaro, miracolo che in tutto il Vangelo di Giovanni riveste un ruolo assai importante. E' il momento decisivo dopo il quale i giudei decidono di uccidere Gesù e, mentre i discepoli vogliono trattenere il Maestro nel timore di perderlo, Tommaso dice loro: "Andiamo anche noi a morire con Lui!". Egli pensa al pericolo reale ed attuale che Cristo corre nella Giudea ed esprime la sua prontezza a condividere tale pericolo. Già in questa prima comparsa possiamo rilevare la grandezza del nostro apostolo, poiché le sue parole sembrano sintetizzare il comune destino di tutti i cristiani: morire con Cristo per essere nuovamente vivi nella resurrezione.
La seconda circostanza in cui Tommaso è in evidenza la troviamo in 14,5 quando, dopo
l'ultima cena, Gesù pronuncia il suo discorso di addio ai discepoli. Tommaso chiede al
Maestro: "Signore non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?" e il
Signore pronuncia quella frase, "Io sono la Via, la Verità e la Vita", con la
quale annuncia apertamente la sua identità. La sua domanda riflette l'ignoranza e
l'ottusità dei discepoli, ma conduce Gesù a rivelare loro l'intima unione che corre tra
Lui e il Padre. Tutto ciò ci dà la dimensione dell'uomo Tommaso che non conosce mezze
misure e che, quindi, a ragione potrà pronunciare quella affermazione di fede che
concluderà tutto il Vangelo di Giovanni: "Mio Signore e mio Dio!". Come ben si
vede, la figura del nostro Apostolo, nel quarto Vangelo, emerge in connessione con i
grandi temi, propri della teologia giovannea, della glorificazione di Cristo, della sua
intima unione con il Padre, della sua risurrezione e della richiesta di fede.
Ciononostante San Tommaso è conosciuto soprattutto per l'episodio narrato al capitolo 20
dal versetto 24 al versetto 29 di cui diamo una traduzione.
Il brano è la conclusione del capitolo sulla risurrezione che si compone di cinque
scene due delle quali narrano la scoperta della tomba vuota e le altre due le apparizioni
a Maria Maddalena e ai discepoli. L'ultima scena, quella nella quale compare il nostro
Apostolo, sembra raccogliere e concludere le precedenti. Siamo nella seconda apparizione
ai discepoli, avvenuta otto giorni dopo la pasqua e Tommaso mostra di essere disposto ad
accogliere la testimonianza degli altri discepoli, che gli annunziano di avere visto il
Signore, soltanto se controllerà fisicamente nel Risorto i segni della passione. Con
infinita condiscendenza Gesù gli viene incontro e lo porta a proferire la più alta
professione di fede presente nel quarto vangelo: " Signore mio e Dio mio!" Per
capire tale risposta dobbiamo porla in relazione con la traduzione greca dei nomi ebraici,
JHWH e Elohim, che nell'Antico Testamento erano le parole indicavano "Signore" e
"Dio". La risposta che l'evangelista pone sulle labbra di Tommaso trasferisce su
Cristo quanto l'Antico Testamento dice di JHWH e diventa l'esplicita proclamazione della
divinità del Crocifisso-Risorto. Uno dei temi più importanti e centrali nel vangelo di
Giovanni è senz'altro quello della fede, dell'incapacità e della difficoltà a credere:
Nicodemo, la Samaritana, l'incomprensione degli apostoli. In particolare ciò che più
difficilmente poteva essere accettato era l'identificazione che Gesù faceva di se stesso
con il Padre facendosi uguale a Dio. Il tema della confessione di fede che percorre tutto
il quarto vangelo trova nella professione di Tommaso la sua più alta espressione: tutti i
lettori del vangelo, tutti coloro che in esso credono, fino alla fine dei tempi, sono
chiamati a raggiungere la stessa maturità di fede del nostro Apostolo e, come lui, a dare
la vita per il Cristo unico Signore e Dio.
Tommaso, l'ultimo che ha visto il Signore Risorto, diviene il primo dei credenti,
l'APOSTOLO della FEDE.