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Due sono le vittime dell'aborto. Mamma e figlio... informiamoci...
 

“Primum non nocere!”. Questa frase latina, che significa “primo, non nuocere”, è uno dei principali precetti che guidano tutti gli interventi medici. Anche se in molti interventi chirurgici esiste il rischio di recare un danno, il loro intento è quello di fornire la guarigione per il paziente. Invece l’obiettivo esplicito dell’intervento medico dell’aborto è di danneggiare l’embrione o il feto portandolo alla morte. Non è poi affatto una procedura semplice o benigna come si vuole far credere. Dal punto di vista etico, provoca la distruzione violenta di un essere umano vivente, mentre dal punto di vista tecnico è una procedura cieca che si traduce con un evacuazione forzata di un corpo dall’utero della donna. Warren Hern, uno degli abortisti più noti negli Stati Uniti, nell’introduzione del suo libro “Abortion Practice”, ha descritto la procedura dell’aborto in questo modo:

 

«Uno dei miei colleghi più esperti ha recentemente commentato: “L’aborto è una procedura semplice”. Questo commento riassume le nozioni popolari sull’aborto all’interno della comunità medica. In medicina pratica ci sono pochi interventi chirurgici oggetto di una così poca attenzione e così sottovalutati nella loro pericolosità come l’aborto».

Elenchiamo di seguito i vari metodi usati oggi per “abortire” un embrione o un feto in via di sviluppo:

1. Aspirazione con raschiamento
2. Aborto medico con RU486
3. Dilatazione e taglio con curette affilato
4. Dilatazione ed evacuazione
5. Dilatazione ed estrazione
6. Aborto con iniezione salina

 

Aspirazione con raschiamento

L’aspirazione con vuoto (detta anche “D&C” o semplicemente “aspirazione” ) è una delle procedure più comuni (negli Stati Uniti è usata il 90% delle volte) del primo trimestre di gravidanza. Generalmente è effettuato dalla sesta alla quindicesima settimana. La procedura inizia dopo che la cervice uterina della donna è manualmente dilatata con una serie di forcelle per consentire l’inserimento di un tubo vuoto di plastica con all’estremità una lama tagliente. Questo è collegato ad una macchina di aspirazione. Il feto verrà tirato, spezzato in molte parti e aspirato. Il ginecologo raschia l’interno dell’utero con una curette (strumento simile a un cucchiaio) per assicurarsi che non siano rimasti dei resti, che vengono depositati in un contenitore di raccolta. La placenta deve prima essere tagliata via dalla parete uterina e può essere risucchiata in una bottiglia di raccolta. Molto spesso ne conseguono emorragie e crampi per una settimana: il 34% delle pazienti sottoposte a questa tecnica hanno sperimentato un forte dolore da essere ritenute casi “gravi” o “molto gravi”. 1 donna su 2 ha come conseguenza un’infezione lieve, 1 su 4 ha la sepsi, mentre 1 su 10 ha l’utero perforato. Notiamo che nella descrizione tecnica offerta sui siti “pro-choice” vengono completamente omessi i termini “embrione” e “feto".

Aborto medico con RU486

Le tecniche di aborto non chirurgico sono recentemente aumentate in frequenza, ma non sono così diffuse come molti prevedevano. Gli aborti medici avvengono in due fasi generalmente, e possono essere effettuati su embrioni nelle prime sei-sette settimane di gravidanza. Ci si reca tre volte in una clinica abortista e si inizia il processo prendendo la prima pillola (RU-486 o mifepristone) per bloccare l’ormone progesterone che è responsabile della produzione del rivestimento nutriente dell’utero durante la gravidanza. Una volta che l’utero si compromette, l’embrione muore di fame. Due giorni dopo l’assunzione della prima pillola, la donna assume una dose di misoprostol affinchè possano partire le contrazioni uterine. La maggior parte delle donne espellerà l’embrione morto entro quattro ore dall’assunzione del secondo farmaco. La terza visita deve avvenire due settimane dopo, per accertarsi che l’aborto sia effettivamente avenuto. Se l’embrione non è stato abortito, cosa che accade nel 5-10% dei casi, allora sarà richiesto un aborto chirurgico. Crampi addominali e sanguinamento sono caratteristiche tipiche e il secondo può durare fino ai 14-21 giorni. Gli effetti indesiderati comprendono: nausea, vomito, diarrea, febbre, brividi, cefalea, vertigini, e ulcere orali. L’aborto medico ha un rischio 10 volte maggiore di infezioni gravi e di morte rispetto all’aborto chirurgico. Sono molti i ginecologi, anche abortisti, che si sono radicalmente opposti in questi anni alla RU486, giudicandola “pericolosa” , “dolorosa” e “inefficace”. Uno studio pubblicato nel 2011 sull’Australian Family Physicians, ha rilevato che il 3,3% delle donne che hanno assunto la RU486 hanno dovuto rivolgersi al pronto soccorso per emorragia, contro il 2,2% di coloro che avevano subito un intervento chirurgico. Su 1 donna su 200 è stata riscontrata una emorragia grave. A maggio 2011 le donne morte a causa diretta dell’assunzione della pillola abortiva sono risultate essere 32.

Dilatazione e taglio con curette affilato

In questo tipo di aborto (chiamato anche “D&C”) si usa un cucchiaio (curette) affilato per smembrare e rimuovere l’embrione o il feto dall’utero materno. Il curette è inserito direttamente nell’utero della madre e utilizzato per raschiare, prima il feto umano e poi la placenta, fuori dall’utero. La perdita di sangue è generalmente abbondante

Dilatazione ed evacuazione

Questa è una procedura (chiamata anche “D&E”) è utilizzata nel secondo trimestre della gravidanza. In Canada nel 2004 almeno l’11% degli aborti nel secondo trimestre è stato realizzato con questo metodo, negli Stati Uniti oltre il 60%. La cervice della donna deve essere dilatata solitamente con la laminaria (un’alga marina essicata), per un periodo di due o tre giorni prima dell’aborto. Quando la donna si reca nella clinica abortiva vengono inserite delle pinze nell’utero attraverso la cervice ingrandita dalla laminaria. Il feto viene smembrato afferrando un piede o un braccio e torcendolo fino a che, lacerdandosi possa essere estratto dall’utero. L’azione continua fino a che rimane soltanto la testa, la quale viene schiacciata ed estratta. Le parti del corpo devono essere riunite per accertarsi che l’intero bambino sia stato rimosso. Questo spiega le varie foto in circolazione che vedono pezzi di feto riunini in una mano o su un tavolo. Sul sito www.abortioninstruments.com è possibile visionare tutti gli strumenti utilizzati dal medico abortista con la rispettiva funzione.

Dilatazione ed estrazione
 

Il video a sinistra illustra la simulazione di un aborto con “dilatazione ed estrazione”

La dilatazione ed estrazione (spesso denominata “parto paziale” o “D&E”) è una variante del metodo “dilatazione ed evacuazione”, tecnica usata durante il secondo o terzo trimestre (dopo le 20 settimane) di vita e solitamente è effettuata su un feto già ben formato. L’abortista, guidato dagli ultrasuoni, infila delle pinze nel canale cervicale per posizionare il feto umano con i piedi in direzione dell’uscita e la faccia rivolta in basso. Il corpo del bambino viene tirato nel canale di nascita, ma la testa, troppo grande per passare attraverso la cervice, viene lasciata all’interno. Il medico quindi inserisce delle forbici chirurgiche alla base del cranio del feto praticando un foro e allargandolo con le punte, creando csoì un’ampia ferita nel cranio. Un aspiratore risucchia quindi il cervello e il cranio, privo del contenuto, si assottiglia fino a farlo uscire

Aborto con iniezione salina
 

Il rischio estremo per la madre ha diminuito drasticamente il ricorso a tale pratica, in passato assai ricorrente. Dopo la sedicesima settimana un grande ago viene inserito nella parete addominale della donna e nel sacco amniotico del bambino, rilasciando una soluzione salina concentrata. Il bambino respira e deglutisce tale soluzione e solitamente muore bruciato in un paio di ore. La disidratazione, l’emorragia del cervello, i gravi danni agli organi e la pelle bruciata sono fattori che contribuiscono ad accelerare la morte del feto. Generalmente la madre il giorno successivo all’iniezione consegna agli abortisti il proprio neonato morto

Fonte: Unione Cristiani Cattolici Razionali