TESTIMONIANZE CRISTIANE

 

Conosciamo e crediamo

 

Esegesi

 

Che cos'?

 

      Esegesi un termine greco, arrivato a noi attraverso una grafia latina e il termine esegesi viene da ex-egesis che la traslitterazione latina. Ex significa da dentro, egesis deriva da egeomai che significa condurre, quindi pu significare estrarre. Nel nuovo testamento il sostantivo ex egesis non c' ma c' il verbo ex egeomai. E' un verbo preferibilmente lucano, di 6 volte che compare 5 volte compare in Luca nel vangelo e negli atti. Negli atti ricorre quattro volte. La prima vera esegesi stata fatta ai discepoli di Emmaus, noi dobbiamo utilizzare dei testi che il cristianesimo delle origine ha canonizzato, questi scritti sono quindi oggetto di venerazione e culto e quindi l'esegesi acquista particolare importanza. L'esegesi un processo di spiegazione che interessa comunque un evento di comunicazione che ha bisogno di una spiegazione.

      Il linguaggio verbale richiede un attenzione particolare, anche perch le parole possono avere pi di un significato, mentre i gesti in genere hanno all'interno di una cultura un significato unico. Un vocabolo deve essere inserito nel contesto semantico, cos Padre viene detto di Dio, dell'uomo e dell'animale, ma non ha lo stesso senso nei tre casi, bisogna comprendere il linguaggio. Bisogna poi distinguere tra linguaggio orale e scritto, i casi che incontriamo di esegesi nel nuovo testamento sono tutti orali cos  per i discepoli di Emmaus, cos per le spiegazioni di Paolo. Lo scritto secondario, nel linguaggio orale non c' bisogno di una interpretazione esegetica, perch si suppone che il mio interlocutore capisca quello che dico, anche se questo non succede sempre, a volte si fraintende o non si capisce. Il peso principale grava su chi parla, ha una responsabilit maggiore, perch lui che trasmette un messaggio, l che occorre la chiarezza intellettuale e di linguaggio. Importante la distinzione tra un significante e un significato, un significante la parola, o meglio la sequenza delle lettere, il significato pu dire molto di pi di un significante, pu trasmettere significativit intendere in maniera analogica, il segno linguistico sempre arbitrario, necessario per convenzione. Bisogna sempre andare oltre il significante sino al significato, questo significato sta dentro al significante.

     Oltre al linguaggio verbale, c' lo scritto, l'esegesi serve soprattutto per il testo scritto. Le lettere di Paolo non sono state indirizzate a noi, quelli erano i destinatari primi e quelli potevano capire subito il testo, noi siamo altri e siamo di 2000 anni dopo, importante il feeling tra mittente e destinatario, che conosceranno cose comuni a cui la lettera magari si riferisce in maniera implicita. C' un esegesi specialistica, come  quelle dei codici, che gli avvocati conoscono bene e con questo difendono e accusano. La distanza nel tempo e i diversi contorni culturali rendono le opere difficilmente comprendibili, cos infatti la divina commedia riporta oggi delle note sotto per poter essere spiegata. Per accostarsi a questi testi occorre una preparazione specifica.

      La Bibbia scritta in un tempo molto grande, si discute quale sia stato il primo scritto e l'ultimo. Il primo del nuovo testamento dovrebbe essere la prima lettera ai tessalonicesi, attorno al 100 gli scritti neotestamentari sono terminati, c' una distanza quindi di minimo 1900 anni, e in pi c' la lingua che diversa dalla nostre attuali, anche dallo stesso greco attuale. Noi siamo qui per fare un discorso sull'originale, che scritto in greco nel caso del Nuovo Testamento, tranne pochi vocaboli traslitterati dall'ebraico. Quella che chiamiamo la Parola di Dio un astrazione che non sarebbe possibile senza partire dalle parole. Ci sono tre gradi diversi di approccio al testo: precritico, critico e postcritico. Sono tre possibilit diverse che si concatenano una all'altra:

  1. La lettura precritica la potremmo chiamare lettura ingenua, che pu voler dire superficiale, ma vedendo l'etimologia, si vede che ingenua significa che si tratta di persone libere, quindi un approccio a un libro che ci appartiene, non la fa un ateo la lettura ingenua, ma all'interno della Chiesa. Avviene spontaneamente questa lettura da parte della comunit per questo testo fatto per questa. Umberto Eco distingue tra un lettore semiotico e semiantico, il lettore semiotico quello che si accontenta dei segni, e sta alla superficie del testo, non si pone altri interrogativi rispetto a quello di come va a finire una certa storia. Al lettore semiotico interessa solo come va a finire la vita di Ges, a che servono i quattro vangeli? Lui non coglie i dettagli di differenza tra i vangeli, non gli interessano.

  2. C' una lettura post-critica, viene dopo quella critica e deve supporre una lettura critica, quella delle omelie, delle letio divine, dove la spiegazione del testo deve tenere conto della condizione di colui con cui si parla. L'attualizzazione del testo, la fioritura di un approccio critico. Non si pu fare un omelia se non si studiato il testo dal punto di vista critico. Il testo altro rispetto a me, quindi occorre un assoluto rispetto del testo, questo testo deve essere luce ai miei passi, non sono io a dovergli mettere la luce. La lettura post-critica feconda se tiene conto di questo stadio precedente che mediano tra un approccio pre-critico e questo in cui si mettono in pratica gli studi. La lettura critica quella che ora interessa a noi.

  3. L'approccio critico al testo viene fatto in un contesto particolare, quello di una comunit credente nel nostro caso. Le varianti tra i vari testi vanno giudicate, in alcuni testi sono state aggiunte delle glosse. Pu verificarsi che due versioni critiche possono divergere su alcune cose, su poche in realt, ma qualcosa di soggettivo c'.   

            Il metodo storico critico quello che studia un testo nella sua profondit storica, quindi in senso diacronico e non sincronico. Lo Studio sincronico non si chiede nulla della preistoria del  testo, ma lo considera solo cos come suona oggi, e lo si considera nel suo tessuto interno. Il termine "testo" deriva da tessere, un tessuto il testo, una combinazione di trame, l'approccio sincronico si limita a vedere le trame del testo, i concetti o le idee dislocati all'interno del testo. L'approccio diacronico invece fa attenzione al contesto, questo approccio ineliminabile, anche se lo si deve affiancare ad altri metodi, altrimenti da solo il metodo storico-critico rischia di essere eccessivo.

    Questo approccio diacronico fondamentale perch nella tradizione giudaica fondamentale la storia, non concepibile l'idea di rivelazione se non in rapporto alla storia, in rapporto alla vita umana, fatta di culture, di espressioni, di ricchezze. L'approccio diacronico ci porta a studiare la intentio auctoris che l'Intenzione dell'autore del testo, questo l'approccio fondamentale, sapere cosa voleva dire quell'autore quando ha scritto quel testo. Per quanto riguarda lo studio dei quattro vangeli canonici a noi non interessa tanto la figura storica e il nome degli autori, anche perch nei quattro testi non c' il nome, non c' nessuno che si mette in mostra, ci che conta il testo, questo che nel caso ci rivela l'identit dell'autore. Ognuno dei vangeli ha delle particolarit che lo contraddistinguono dagli altri. Chiunque scrive, riflette se stesso nello scritto, inoltre dipende anche dal destinatario, Paolo non avrebbe scritto ai Galati la lettera ai Filippesi.

 

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