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TESTIMONIANZE CRISTIANE

 

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Il Padre Nostro

 

                        Commentato da tutti i padri perchè occupa un itinerario particolare nella fede, spazio enorme al Padre Nostro in tutti gli itinerari di catecumenato. In Matteo il Padre Nostro fa parte della missione galilaica, in Luca nella salita di Gesù a Gerusalemme quando ormai è partito dalla galilea. Per Matteo il padre nostro è il cuore del discorso della montagna, per Luca è Gesù che forma la comunità, in Matteo insegna a pregare, in Luca a seguirlo, per uno insegnamento per l'altro sequela. Ci  troviamo di fronte ad un ipsissimum verbum Iesu (qualcosa detta veramente da Gesù), non come imparato da noi oggi, però è vero che ha insegnato con la preghiera del Padre Nostro, a prescindere dalla forma breve o lunga che sia. Tra le due redazioni così diverse tra loro, sembra che ancora una volta quella originaria, sia quella lucana, soprattutto perchè alcune richieste del Padre Nostro sembrano spiegarsi solo nella sequela, soltanto il discepolo può dire “dacci oggi il nostro pane quotidiano”. In Luca risalta il contesto originario, salendo dalla Galilea, in un momento di difficoltà anche riguardo al mangiare, ai suoi discepoli insegna questa preghiera.

            Qual è il contesto storico del Padre Nostro? Come mai Marco che è il vangelo più antico non lo riporta? Prima di tutto perchè non tutto ciò che si trova negli altri evangelisti è successivo a Marco. Ma abbiamo dei dati che ci fanno percepire che Marco conoscesse questa preghiera. A livello storico non è una preghiera inventata dalla Chiesa, prova ne è  Mc 11,25 (“Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati”), Marco ci ha riportato in maniera discorsiva il contenuto essenziale del Padre Nostro. Il contesto di Marco ci riporta nel contesto del viaggio verso Gerusalemme, e conferma quindi che è stato detto in questo contesto. In questa sezione c'è il riferimento al Padre, al perdono, alla preghiera, Marco quindi ha sullo sfondo la preghiera del Padre Nostro.

 

Mt 6,9-13

Lc 11,2-4

9  ou[twj ou=n proseu,cesqe u`mei/j\

$Pa,ter h`mw/n o` evn toi/j ouvranoi/j\

a`giasqh,tw to. o;noma, sou\

10  evlqe,tw h` basilei,a sou\

genhqh,tw to. qe,lhma, sou( w`j evn ouvranw/| kai. evpi. gh/j\

11  to.n a;rton h`mw/n to.n evpiou,sion do.j h`mi/n sh,meron\

12  kai. a;fej h`mi/n ta. ovfeilh,mata h`mw/n( w`j kai. h`mei/j avfh,kamen toi/j ovfeile,taij h`mw/n\

13  kai. mh. eivsene,gkh|j h`ma/j eivj peirasmo,n( avlla. r`u/sai h`ma/j avpo. tou/ ponhrou/Å

2  ei=pen de. auvtoi/j\ o[tan proseu,chsqe le,gete\

Pa,ter(

a`giasqh,tw to. o;noma, sou\

evlqe,tw h` basilei,a sou\

 

 

3  to.n a;rton h`mw/n to.n evpiou,sion di,dou h`mi/n to. kaqV h`me,ran\

 4  kai. a;fej h`mi/n ta.j a`marti,aj h`mw/n( kai. ga.r auvtoi. avfi,omen panti. ovfei,lonti h`mi/n\

kai. mh. eivsene,gkh|j h`ma/j eivj peirasmo,nÅ

 

 

La redazione matteana del Padre Nostro è più ampia di quella Lucana e risulta più bilanciata tra la prima e la seconda parte. Di fatto mentre in Mt 6,9-13 si susseguono tre invocazioni sull’intervento di Dio stesso, in Lc 11,2-4 si riducono soltanto a due: manca quella sulla volontà divina nel cielo come sulla terra. Anche la seconda parte è meglio costruita in Mt poiché si chiude con la richiesta di essere liberati dal male, mentre in Lc si conclude in modo negativo, sul non farci entrare nella tentazione. Pertanto in Mt sono elencati 7 imperativi di richieste mentre in Lc sono solamente 5. Ancora una volta la redazione più breve di Luca sembra quella più vicina a Q non soltanto perché più breve ma anche perché meno curata dal versante stilistico[1].

La preghiera del Padre nostro riscontra significativi paralleli con il Qaddish (la preghiera finale della liturgia sinagogale) e con le Shemoneh Eshreh (le 18/19 benedizioni).

 

Così recita il Qaddish sinagogale:

 

«Sia magnificato e santificato il suo grande nome, nel mondo che egli ha creato secondo la sua volontà; venga il suo regno durante la nostra vita e ai nostri giorni e durante la vita di tutta la casa d’Israele, fra breve e nel tempo prossimo. Amen. Sia il suo nome grande benedetto per tutti i secoli dei secoli. Sia lodato, glorificato, esaltato, dichiarato eccelso, splendido, elevato e celebrato il nome del Santo. Egli sia benedetto. Egli è al di sopra di ogni benedizione, canto, lode e parola di consolazione che si pronuncia nel mondo. Amen».

 

Nello Shemoneh Eshreh troviamo:

 

III. «Di generazione in generazione proclameremo la regalità di Dio, perché egli solo è eccelso e santo… Benedetto tu, Signore, Dio santo».

IV. «Perdonaci, Padre nostro perché abbiamo peccato, assolvici, o nostro Re, perché sei un Dio buono e che perdona. Benedetto tu Signore che sei pietoso e perdoni con larghezza».

IX. «Benedici Signore Dio nostro questa annata e ogni genere di raccolto per nostro beneficio; dà la rugiada come una benedizione su tutta la superficie della terra e sazia con la tua benedizione il mondo intero… Benedetto tu, Signore, che benedici le annate».

XI. «Fa’ tornare i nostri giudici come in antico… e si stabilisca il tuo solo regno su di noi… Benedetto tu, Signore, Re che ami la carità e la giustizia».

 

Come si può rilevare diversi sono i contatti con il Padre Nostro, soprattutto nella prima parte della preghiera matteana e nella petizione sul pane; tali contatti permettono di cogliere la prospettiva di ringraziamento e di lode che pervade anche la preghiera cristiana. La novità fondamentale nella redazione evangelica riguarda l’orizzonte del discepolato che caratterizza il Padre Nostro: il Padre Nostro è la preghiera del discepolo.

 

Altrettanto importanti sono i contatti con il resto del NT sull’evocazioni del Padre Nostro:

Mc 11,25: “Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati”. Marco si riferisce implicitamente alla preghiera del Padre Nostro, conosciuta forse già dalla sua comunità nella versione lucana, senza pertanto sentire il bisogno di riportarla integralmente.

            Gal 1,4 “che ha dato se stesso per i nostri peccati, per strapparci da questo mondo perverso, secondo la volontà di Dio e Padre nostro” è uno dei frammenti prepaolini, che non sono suoi ma provengono dalla Chiesa primitiva, uno dei frammenti più importanti è questo.   In questo frammento prepaolino è evocata la preghiera di Gesù del Padre Nostro, certo non in maniera completa, ma il succo era già presente prima del 50 d.C. Si tratta realmente di una preghiera detta da Gesù e insegnata ai suoi. La Didachè ci riporta una redazione molto vicina a quella di Matteo e di Luca del Padre Nostro.

            Abbiamo detto che si tratta di una preghiera gesuana, ma non è una preghiera che nasce dal nulla, dovuta alla relazione soltanto filiale di Gesù riguardo al Padre. Riprende due preghiere giudaiche, tipico della realtà giudaica soprattutto la santificazione del nome. Gesù si è messo a pregare come hanno pregato tutti, è l'incarnazione. Sono certamente preghiere diffuse nel contesto giudaico sinagogale, nel contesto della sinagoga quindi soprattutto liturgico. Venga il tuo regno fa riferimento alla terza benedizione. Diversi sono i contatti con il Padre Nostro,  abbiamo anche proprio il termine Padre Nostro. Gesù non è stato  il primo a chiamare Dio “Padre Nostro”.

            La preghiera del Padre Nostro si riscontra in quella lunga di Matteo (Mt 6,9-18) e in quella breve di Luca (11,2-4). Generalmente la lezione più  breve  è quella preferibile a livello storico, la  lezione più difficile deve essere preferita, questo vale soprattutto per l'ultima richiesta, in Luca 11, 4 non c'è l'aggiunta “ma liberaci dal male” che è una spiegazione, questo vuol dire che non solo è più breve quella lucana, ma anche più difficile. La redazione lucana è da preferire. In Matteo abbiamo una struttura più equilibrata, si divide in due parti equilibrate, quella di Luca nella prima parte è  più breve, la seconda è più sviluppata. In Luca Gesù non dice “sia fatta la tua volontà”, c'è soltanto in Matteo, in Luca c'è soltanto “venga il tuo regno” è l'ultima richiesta della prima parte. Nella seconda parte  è più corrispondente a Matteo, che ha creato  una struttura più equilibrata tra le parti, sembra quindi più originale quella di Luca.

            Il Padre Nostro è introdotto da un riferimento alla preghiera Mt 6,9a, in Luca  c'è lo stesso riferimento  alla preghiera,  insegnato da Gesù in contesto di preghiera, per questo sarà subito chiamata la domenicale orazione, domenicale perchè è del Signore, non perchè si diceva la domenica. Il contesto è diverso per Matteo e Luca. Matteo contesta una preghiera soltanto esteriore e appariscente, oppure una preghiera fatta blaterando, ha una funzione correttiva nella preghiera, una preghiera essenziale. In Luca la preghiera del Padre Nostro si colloca nella sezione del viaggio dedicata alla preghiera e preceduta dall'ospitalità di Marta e Maria, capitolo 10 del vangelo di Luca. Maria diventa modello di ascolto, seduta ai piedi del Signore, per Luca la preghiera è ascolto. È seguito dalla piccola parabola dell'amico inportuno, ha un'altra sottolineatura, deve essere fatta  con insistenza. Preghiera come ascolto e con insistenza.

 

            Esegesi del testo

 

            Il Padre Nostro si divide in due parti, la prima dedicata a Dio o  al Padre, la seconda alle necessità del discepolo. Abbiamo due parti ben chiare quindi: ciò che riguarda Dio ciò che riguarda noi. Che rapporto c'è tra queste due parti? Qual è il rapporto tra invocazione riferita a Dio e riferita a noi? Ogni preghiera deve partire non da sé ma da Dio. La lode di Dio caratterizza la prima parte, la santità di Dio il  regno di Dio, la volontà di Dio, la santificazione del suo nome rappresentano un modo per dire la priorità della lode rispetto alla richiesta. La preghiera del Padre Nostro non inizia con una richiesta ma con una lode, riconoscimento della santità di Dio, del suo Regno, quindi poi è richiesta. Tra queste due parti c'è una relazione molto importante, la prima rappresenta il contesto della seconda e la seconda un'attualizzazione della prima: Dio santifica il suo nome dandoci il pane. La preghiera è esperienza non di  accentramento su di sé ma della centralità di Dio.

Pater, Padre, senza aggiunte in Luca, in Matteo Padre Nostro che sei nei cieli, dietro al Padre Nostro c'è ciò che ha detto veramente Gesù, Abbà, dal 1965 sino ad oggi le ricerche si sono sviluppate, resta di fatto che Gesù ha detto realmente “Abbà”, ma non significa Papà, non è detto dal bambino nei confronti del proprio padre ma anche dall'adulto nei confronti dei genitori, ne è prova il fatto che il corrispondente di Abba in greco non  è pappas, che significa papà, ma pater. Il termine Abba  non è vezzeggiativo. L'invocazione a Dio come Padre è diffusa nel giudaismo, il giudeo quando  prega si rivolge a Dio e lo chiama spesso Padre Nostro, addirittura Dio è conosciuto come madre. Gesù non è stato il primo a dire “Padre Nostro”, questo senza escludere il rapporto particolare tra Gesù e Dio. Gesù ha una pretesa particolare, che il suo rapporto con Dio come Padre, è naturale, va al di là della metafora, Gesù è naturalmente figlio di Dio, ha questa pretesa, che è un rapporto filiale non di adozione, ma reale, questa è la questione cristologica fondamentale. Questi sono i dati  che abbiamo, la ricerca ha fatto avanzare di molto gli studi su Abba, Qumran ha fatto rivedere molti studi sul Nuovo Testamento.

La differenza tra il  Padre Nostro detto dai credenti e detto da Gesù va segnalata: Gesù è figlio di Dio naturaliter, dall'origine, noi lo diventiamo, attenzione a questa differenza, noi diventiamo figli di Dio mediante la fede, mediante il battesimo, mediante l'essere in Cristo, ma non lo siamo dall'eternità, Dio ha solo un unigenito. Questo significa che solo Gesù viene dal Padre e torna al Padre, noi da Dio non torniamo mai neanche quando muoriamo, per il  semplice fatto che non ci siamo mai stati, noi quindi non ci torniamo, ma ci andiamo. Dio ha pensato da sempre a noi ma noi non veniamo da Dio, noi andiamo verso Dio, solo Cristo torna al Padre. La figliolanza di Cristo e dei credenti è diversa rispetto all'origine, ma è uguale riguardo alla destinazione, in questo andare verso Dio la figliolanza diventa uguale, diventano figli nel Figlio e lo diventano a pieno titolo, questo è il motivo della divinizzazione dell'uomo, diranno i padri. Abba per questo non si troverà soltanto in Marco 14,36, ma si trova anche in Gal 4,4-7 e Rm 8,14-17. Abbiamo ogni volta “Abbà, Pater”, qui abbiamo una ecclesiologizzazione di Abbà, che caratterizza non solo la condizione di Gesù ma anche dei credenti, quanto ad origine quindi solo Gesù torna al Padre, ma quanto a destinazione  diventa comune a noi.

Seguono delle richieste che riguardano Dio, la prima è quella della santità di Dio, sia  santificato il tuo nome, il verbo  è da notare che è un passivo che ha però come soggetto sottinteso Dio stesso, è Dio stesso che deve santificare il suo nome. Il soggetto sottinteso della prima richiesta è Dio stesso, il credente chiede di rendere visibile nella santità Dio stesso, Ez 36,33, questo testo ci fa cogliere come la santità del nome di Dio è un'azione di Dio stesso. Il nome di cui stiamo parlando è proprio  Pater, la santità di Dio vuol dire la sua presenza, Dio santifica il suo nome nel popolo che sceglie, la comunità dei credenti è il popolo che Dio ha scelto per santificare il suo nome. 

La seconda richiesta è venga il tuo regno, anche qui si tratta di un passivo divino, è Dio che fa approssimare il suo regno, questo naturalmente ha  un elevato senso cristologico, la venuta del regno è il principale annuncio di Gesù, si realizza la venuta del regno con le beatitudini.

La terza è “sia fatta la tua volontà” ci troviamo di fronte a un altro passivo divino, non è l'uomo che compie la volontà di Dio, ma è Dio. Venga la tua volontà, si renda presente la tua volontà. Questi tre verbi sono tutti verbi passivi, che suppongono Dio come soggetto è l'uomo come destinatario.

Nella seconda parte, abbiamo ciò che riguarda i destinatari delle beatitudini per Matteo, i destinatari della sequela per Luca. In Luca il pane ogni giorno, in Matteo è oggi. Echeggia in questa richiesta Pr 30,8, se dovessimo tradurre l'aggettivo del pane di Matteo e di Luca dovremmo tradurre con “necessario”, c'è una citazione non diretta naturalmente della manna del deserto (Es 16). Il pane più presente nella mensa cristiana è quello eucaristico, nei padri verrà inteso in questo senso, il pane necessario è quello eucaristico, ma lì c'è oggi e ogni giorno, questo rende difficile il riferimento eucaristico, nella chiesa antica l'eucarestia non veniva celebrata ogni giorno, ma tra la notte del sabato e la domenica. Gesù quindi si riferisce al pane della provvidenza, deve chiedere il pane al Signore perchè la provvidenza l'accompagni, in Luca nella sezione del viaggio c'è molte volte questa provvidenza di Dio che non dimentica mai coloro che si sono posti alla sua sequela. Stiamo parlando naturalmente  ora dall'intenzione di Gesù e dell'evangelista, nulla vieti che si interpreti in senso eucaristico.

Alla richiesta sul pane succede quella della remissione dei peccati o dei debiti, tipica di Matteo è l'accezione metaforica del peccato, nel linguaggio giudaico il peccato è inteso come debito, nel momento in cui commetto uno sbaglio verso un mio fratello ho un debito, ancora di più quando lo commetto nei confronti di Dio, non è quindi solo un errore che commetto, è un errore che mi lascia un debito, solvibile o insolvibile che sia. Molto problematica è la relazione tra il rimettere i debiti di Dio e il nostro rimettere i debiti, così che anche noi è molto importante nella relazione tra il perdono dei debiti che viene da Dio e il perdono che deve essere accordato nei confronti del fratello, che rapporto c'è tra la remissione dei nostri debiti e quello dei fratelli? C'è una relazione causale e consequenziale nello stesso tempo, Dio che rimette a noi  i nostri debiti è colui che ci rende capace di rimettere noi i debiti agli altri, Dio non ci perdona a condizione che perdoniamo i nostri fratelli, Dio ci perdona per primo, ed è a causa di questo perdono che noi possiamo perdonare, se noi diveniamo capaci di perdonare l'altro è perchè capiamo che Dio ha perdonato noi, il perdono non è qualcosa di naturale. Nella prospettiva escatologica  è però importante anche l'altro orizzonte, prima di tutto il perdono di Dio, poi viene il nostro perdonare gli altri che ci porta a un escatologia, è importante per il giudizio finale. Il nostro perdono nei confronti del fratello è determinato dal perdono di Dio e in vista del giudizio finale diventa garanzia del perdono di Dio.

“Non farci entrare in tentazione”, Dio non si trova all'origine della tentazione umana, Dio permette la tentazione, gli si chiede di non farci entrare nei vincoli del male, nel legaccio del male, nella schiavitù del male, questo ci fa illustrare, “ma liberaci dal male” o dal maligno, o dal malvagio, Matteo a differenza di Luca chiarifica l'ultima domanda, significa essere in positivo riscattati dal maligno, il verbo fa riferimento al riscatto, è lui in nostro parente che ci riscatta dal male, come il fratello che riscattava dalla schiavitù, così  Dio riscatta noi dalla schiavitù del male, richiama la figura del goel adam, il parente più prossimo che ha la funzione di liberare dalla schiavitù il proprio fratello. Dietro il padre nostro c'è l'ebraico, per questo non è semplice tradurlo. Poneros, il male o il maligno, nella traduzione della Cei si è discusso cosa fare, se dal male o dal maligno, la tentazione fa riferimento sicuramente al maligno, fa riferimento tutta al linguaggio dei Salmi, dove si chiede sempre di non essere vincolati al laccio del maligno. La soluzione  è stata quella di mettere “Male”con la lettera maiuscola. Si riferisce al maligno però a Satana che crea una tentazione nella vita del maligno, non sono le tentazioni di carattere morale ma che il discepolo abbandoni la sequela, che non conservi più la fiducia nel Signore, è lo smarrimento della fede la tentazione, non le tentazioni morali, questa è la tentazione più grande.

Due prospettive complementari, non conflittuali, ministero galilaico in Matteo, sintesi salmonica, c'è dietro tutto il linguaggio dei Salmi e dei Proverbi, è la preghiera dei Salmi, il credente che si fida totalmente del Signore e che è convinto come Dio può fare superare il male con il bene, non c'è spazio in questa preghiera per il negativo, tutto positivo. In Luca invece è la preghiera della perseveranza, al punto che subito dopo avremo la parabola dell'amico importuno. È certo che questa preghiera diventa subito l'espressione cristiana dell'orazione, la Didachè ci fa cogliere come sia nata subito nella liturgia cristiana.


 

[1] Cf. J. A. Fitzmyer, The Gospel According to Luke, AB 28A, Dubleday, New York 1983, 897.

 

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